Roma, 17 luglio 2026 – Domani ricorre il 34esimo anniversario della strage di via D’Amelio. Il 19 luglio 1992 un’autobomba uccise il giudice Paolo Borsellino e gli agenti della scorta Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Cosina e Claudio Traina, appena 57 giorni dopo Capaci. Palermo li ricorderà con cerimonie e iniziative in via D’Amelio; alle 16.58, l’ora dell’esplosione, sarà osservato un minuto di silenzio. Al centro delle commemorazioni resta la richiesta di verità. Lucia Borsellino ha ricordato che la scomparsa dell’agenda rossa non può fermare la ricostruzione dei fatti. Il fratello Salvatore, 84 anni, continua la sua battaglia contro depistaggi e omissioni: “Dopo 34 anni non abbiamo ottenuto giustizia e verità”. Rita Atria
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di VIVIANA PONCHIA
Sei morti, Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta. Ma se la tragica contabilità del 19 luglio 1992 fosse sbagliata, se in realtà ci fosse una settima vittima? A distanza di una settimana dalla strage di via D’Amelio, il 26 luglio, una ragazzina trapanese di 17 anni, figlia e sorella di mafiosi uccisi nella faida di Partanna, precipita a Roma da un balcone del civico 23 di viale Amelia, quartiere Tuscolano. Si chiama Rita Atria, a Borsellino aveva affidato la vita diventando collaboratrice di giustizia. Quel salto nel vuoto viene archiviato come suicidio, ma sulla verità si addensano troppe ombre. Da anni Nadia Furnari, vicepresidente e co-fondatrice dell’Associazione antimafia che di quella ragazza porta nome e cognome, cerca di mettere assieme i pezzi di un puzzle che non chiude. Con la cronista del Tg1 Giovanna Cucè è autrice del libroinchiesta Rita Atria, la settima vittima nella nuova edizione Mesogea ampliata e aggiornata. Nuovi documenti d’archivio, nuove testimonianze per raccontare non solo una storia di mafia ma l’abbandono di una giovane donna coraggiosa da parte delle istituzioni. Paolo Borsellino (destra) col collega e amico Giovanni Falcone










