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Trentaquattro anni dopo, Palermo ricorda il sacrificio del magistrato Paolo Borsellino e dei suoi agenti di scorta: Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Fabio Li Muli e Claudio Traina. Trentaquattro anni di dolore, depistaggi, deviazioni, verità nascoste. Ma 34 anni insufficienti a creare un clima unico, forte, vibrante e condiviso. Le divisioni che continuano. Le manifestazioni di via Mariano D'Amelio appannaggio delle agende rosse, del fratello del magistrato ucciso, Salvatore, che ha tuonato subito dopo il minuto di silenzio rispettato alle 16.58, ora della strage: «Qua i fascisti non entreranno mai». E giù applausi anche dopo il violento j'accuse contro il governo, la commissione antimafia e i servizi segreti. «Finché avrò vita impedirò che si venga qui a fare passerella, ricordandosi solo una volta l’anno della lezione di Paolo».

La giornata del ricordo comincia di mattina alla caserma Lungaro della polizia: è il momento in cui le istituzioni scelgono di partecipare al completo. Alle famiglie delle vittime arriva il messaggio del presidente della Repubblica Sergio Mattarella. «La strage di via D'Amelio, due mesi dopo quella di Capaci, ha segnato in profondità la coscienza del Paese - dice il Capo dello Stato -. Rappresentò il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani». Con il contributo di «uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni - ricorda Mattarella - quel disegno eversivo è stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte. Catturando e condannando carnefici e mandanti». Il presidente conferma che «restano intatti i nostri sentimenti di solidarietà e di vicinanza con i familiari di tutti coloro - uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni - che hanno difeso la nostra comunità dal cancro mafioso».