di
Massimo Franco
Il timore di un Parlamento senza maggioranza alimenta uno scontro anche sulle regole del gioco
Accusare il «partito del pareggio» per la sconfitta parlamentare della coalizione di destra sulle preferenze rischia di essere autoconsolatorio. Declassa a complotto uno sfarinamento della maggioranza, che nasce invece da problemi irrisolti. Li rimuove demonizzando l’esperienza anomala e controversa di esecutivi del passato additati come contrari alle regole democratiche. Eppure sono nati per l’incapacità dei partiti di esprimere un’alleanza in grado di raccogliere una solida maggioranza dei voti.
Tra l’altro, agitare lo spettro del «pareggio» potrebbe dovere fare i conti con una situazione simile. La reazione trionfale e scomposta delle opposizioni dopo la bocciatura fa capire che l’obiettivo non è di concordare un sistema di voto migliore ma certificare divisioni del governo simmetriche a quelle della minoranza; e dimostrare che la coalizione di Giorgia Meloni vuole solo approvare una legge su misura. La sensazione è che difficilmente la premier cambierà schema, però; né i suoi avversari, alimentando gli istinti estremisti di sinistre e M5S.













