L'Editoriale
Mercoledì 15 Luglio 2026
ITALIA. Per un solo voto, quasi una beffa. Il governo e la maggioranza si autoinfliggono un’umiliante sconfitta d’aula dalle conseguenze ancora imprevedibili.
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Dopo mesi di passione, il centrodestra aveva trovato finalmente l’accordo sulle preferenze da inserire nella nuova legge elettorale: tra Fratelli d’Italia, favorevole, e Lega-ForzaItalia, contrari, si era trovato un compromesso accettato da tutti, Roberto Vannacci compreso («È la soluzione meno peggio»). Accettata ufficialmente dai gruppi ma non condiviso da più di trenta parlamentari della maggioranza che nel segreto dell’urna hanno votato «no» insieme alle opposizioni. La trappola è scattata dopo che la sinistra aveva richiesto e ottenuto, ai termini di regolamento, che la votazione si svolgesse a scrutinio segreto. Era una risposta a Giorgia Meloni che con una dichiarazione aveva «sfidato» gli avversari a votare alla luce del sole, col sistema palese «per metterci la faccia» e assumersi la responsabilità di un rifiuto a far decidere agli italiani chi mandare a Roma.










