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Un clan a pieno titolo il gruppo rom di Arghillà, area collinare dell'estrema periferia nord di Reggio ad una manciata di chilometri da Villa San Giovanni. A sancirne ingresso e ruolo nelle dinamiche di ’ndrangheta sono stati gli stessi inquirenti in conferenza stampa - il procuratore Giuseppe Borrelli e l'aggiunto Walter Ignazitto, il tenente colonnello dei Carabinieri Guerino Roberto Spina e il maggiore Renato Puglisi, il capo della Mobile Gianfranco Minissale, i funzionari della Polizia di Stato Salvatore Avvento e Paolo Valenti - quando hanno ribadito il salto criminale dei nomadi e come siano diventati «il braccio armato delle cosche» seppure nell'orbita dell'élite mafiosa di Archi che, come ribadito dagli inquirenti, sarebbe intervenuta «per dirimere frizioni» con altre anime della ’ndrangheta reggina per l'escalation furti e per antipatie rispetto ai ritmi dell'impetuosa scalata criminale.

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