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Armi ed esplosivi senza limiti. Una disponibilità che ha accresciuto notevolmente la forza criminale del gruppo mafioso con roccaforte ad Arghillà. Una potenza di fuoco particolarmente sviluppata, ammessa con evidente preoccupazione dai magistrati della Procura antimafia, che si evince dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, dai rinvenimenti effettuati a più riprese da Polizia e Carabinieri negli spazi condominiali delle palazzine di Arghillà trasformati in veri e propri bunker (proprio all'alba di martedì scorso, il giorno della maxi retata, si è registrato l'ennesimo rinvenimento di armi clandestine, di diverso calibro e perfettamente funzionanti, tra cui fucili a canne mozze e fucili a pompa) ed addirittura dalle stesse esaltazioni criminali degli indagati captati dalle cimici del pool antimafia.

Uno dei capi, tanto per chiarire al proprio interlocutore il profilo criminale che ormai si era ritagliato, è fin troppo eloquente: «Ho un’ottantina di pezzi, ma no a buffoneria, con i fatti. 28 bombe, qualche bazooka ce l’abbiamo, non ci sono problemi, siamo bene attrezzati va». Ed ancora, tanto per rafforzare l’autorevolezza criminale: «Se tu pigli un automatico io te ne piglio cinquanta! Ora subito! Non gonfiarmi la testa con un automatico perché io te li porto tutti qua!». Nessun dubbio per il Gip di Reggio nel contestare la detenzione di armi, anche da guerra, con l'aggravante mafiosa, il cui possesso aveva il fine di «agevolare» le condotte delle ’ndrine reggine o manifestare il metodo intimidatorio delle cosche: «Le intercettazioni forniscono la piena prova delle disponibilità, sotto l’egida di Fabio Morelli, di un vero e proprio arsenale». Armi che il gruppo criminale non esitava a portare in luogo pubblico anche solo per festeggiare l’arrivo del nuovo anno».