Il Melonellum quater prende forma, ritagliato sempre più sulle esigenze elettorali di Fdi. Ieri la maggioranza ha presentato tre emendamenti alla Camera. Il più discusso, quello sulle preferenze, è stato imposto agli alleati di Fi e Lega, che non lo hanno sottoscritto, ma che lo voteranno all’insegna della riduzione del danno.
Un successo di Giorgia Meloni che ha saputo imporsi sui riluttanti alleati, purché l’incertezza del momento non le si rivolga contro. Non meno rilevanti gli altri due emendamenti, il primo sottoscritto da tutta la maggioranza e il secondo dal plenipotenziario di Fdi in Alto Adige Alessandro Urzì, perché farebbero guadagnare un paio di seggi al centrodestra.
Una dimostrazione che con questa riforma elettorale Meloni guarda anche all’elezione del presidente della Repubblica del 2029, quando ogni singolo voto sarà determinante. Il Melonellum quater conferma l’impianto precedente, vale a dire l’elezione di 317 deputati con metodo proporzionale in 48 collegi, nonché altri 70 eletti in un maxi listone nazionale bloccato con cui si assegnerà il premio alla coalizione vincente (poi ci saranno 8 deputati eletti all’Estero, e 5 in collegi uninominali maggioritari in Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta). La novità riguarda le preferenze nelle liste proporzionali che invece prima erano bloccate.
















