Alla vigilia dell’inizio dei voti in aula alla Camera, Fratelli d’Italia presenta un emendamento per introdurre le preferenze nella legge elettorale. Una proposta annacquata, perché il capolista rimane bloccato, ma che anche così non è detto basti per convincere Forza Italia e Lega, fino a oggi contrarie alle preferenze.
Ora c'è un testo, anzi ce ne sono duecento. Ma l'accordo ancora no. Per trovarlo, dopo settimane di trattative, restano appena 24 ore di tempo o poco più. Non chiamiamolo thriller, ché parlando di legge elettorale un termine così adrenalinico suona un po' esagerato. Ma certamente il countdown è iniziato, con la presentazione degli emendamenti al disegno di legge sul sistema di voto elaborato dalla destra, in attesa dell'inizio delle votazioni alla Camera, martedì 14 luglio.
Sono appunto più di 200 gli emendamenti presentati, ma uno è politicamente più rilevante degli altri. Quello con cui Fratelli d'Italia ha deciso di azionare l'innesco che potrebbe far esplodere la maggioranza, proponendo di introdurre nel testo una forma di preferenze, anche senza aver raggiunto l'intesa con Lega e Forza Italia. Ma il ‘rischio' assunto da Fdi è calcolato, nella convinzione che con le buone o le cattive, gli alleati saranno costretti a cedere. E che se, invece, alla fine esplosione dovesse essere, non sarà così letale per il governo e per il partito di Giorgia Meloni. Le preferenze sostenibili di Fratelli d'Italia L'emendamento, prima di tutto: Fratelli d'Italia prevede per i collegi plurinominali una scheda elettorale con i nomi di sette candidati per la Camera e sette per il Senato. Il capolista è bloccato, cioè viene eletto per primo, senza dover raccogliere le preferenze. Tra gli altri sei, l'elettore può barrare un massimo di tre crocette, garantendo l'alternanza di genere, quindi uomo-donna-uomo o donna-uomo-donna.












