La crisi geopolitica in Medio Oriente precipita in un conflitto aperto che rischia di paralizzare i mercati globali. Nella notte, le forze armate degli Stati Uniti hanno lanciato una nuova e massiccia ondata di attacchi aerei contro il territorio iraniano, con l’obiettivo dichiarato di neutralizzare le postazioni da cui vengono colpite le navi commerciali. La replica di Teheran è stata immediata e su scala regionale: il Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc) ha rivendicato una serie di raid balistici e attacchi con droni diretti contro le installazioni militari statunitensi dislocate in Giordania, Bahrein, Kuwait e Oman.

Sul piano dei dettagli operativi, il Comando Centrale statunitense (Centcom) ha comunicato di aver “completato questa settimana, l’11 luglio, una terza serie di attacchi contro l’Iran, ritenendo le forze iraniane responsabili dell’attacco a un’altra nave mercantile nello Stretto di Hormuz”. Secondo la nota del Centcom, “le forze statunitensi hanno colpito circa 140 obiettivi militari iraniani con munizioni di precisione lanciate da aerei da combattimento terrestri e navali, droni e unità navali. Tra gli obiettivi figuravano siti missilistici e di droni iraniani, capacità navali, depositi di munizioni, reti di comunicazione e postazioni di sorveglianza costiera”. Nelle stesse ore, tuttavia, la contraerea della Giordania ha intercettato quattro vettori nello spazio aereo nazionale, mentre i Pasdaran hanno annunciato di aver completamente distrutto due lanciatori di missili Himars e depositi di munizioni in Kuwait, oltre a sistemi radar a lungo raggio in territorio omanita. Il capitano Tim Hawkins, portavoce dell’Us Central Command, ha confermato ad Axios la gravità della situazione nelle ultime ore: “Nell’ultima ora le forze delle Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno sparato contro il traffico mercantile in transito nello Stretto di Hormuz. Un aereo americano ha abbattuto un missile da crociera iraniano e un drone”.