Chat Control, meglio Chat Control 1.0, è un regolamento di cui si discute da tempo nell’Unione Europea. In breve, il suo obiettivo è quello di intercettare il prima possibile abusi sui minori: sia adescamenti che scambio di materiale pedopornografico. Chi lo critica ha paura che in futuro possa essere usato per altro.
Torna il dibattito sul Chat Control. Torna dopo che il 9 luglio il Parlamento Europeo ha votato questo regolamento europeo che introduce delle indicazioni sul monitoraggio dei messaggi scambiati tra gli utenti. È un tema che sta scaldando anche la politica. Claudio Borghi, senatore della Lega, sta dedicando al tema un copioso numero di post su X. Il più moderato è corredato da un manifesto con il volto del Grande Fratello immaginato da George Orwell nel romanzo 1984. Non è la prima volta. È un regolamento che già in passato è entrato nel dibattito pubblico, più o meno ogni volta che è passato dalle parti del Parlamento Europeo. Ma andiamo con ordine.
Prima di tutto. La formula Chat Control, ormai Chat Control 1.0, non esiste nella burocrazia europea. È una formula con cui i critici chiamano il regolamento. Il nome completo è un po’ più complesso. Lo riportiamo per intero e vi lasciamo qui anche il documento ufficiale: “REGOLAMENTO (UE) 2021/1232 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO del 14 luglio 2021 relativo a una deroga temporanea a talune disposizioni della direttiva 2002/58/CE per quanto riguarda l’uso di tecnologie da parte dei fornitori di servizi di comunicazione interpersonale indipendenti dal numero per il trattamento di dati personali e di altro tipo ai fini della lotta contro gli abusi sessuali online sui minori”. Ok, meglio chiamarlo Chat Control. Con questo regolamento quindi si permette in via temporanea alle piattaforme dove ci scambiamo chat e immagini di usare degli strumenti di monitoraggio automatico per verificare che non vengano compiuti abusi sui minori, si parla sia di adescamento che di scambio di materiale pedopornografico. La direttiva 2002/58/CE per cui si richiede una deroga è quella che regola la privacy nelle “comunicazioni elettroniche”, formula non facilmente comprensibile per indicare le chat che apriamo tutti i giorni tra social network e app di messaggistica. Anche di questa vi lasciamo il documento ufficiale.













