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Da circa tre anni nell’Unione Europea si discute dell’opportunità di introdurre un regolamento «per la prevenzione e la lotta contro l’abuso sessuale sui minori», applicando sistemi di controllo dei messaggi privati online. Il confronto all’interno del Consiglio e del Parlamento dell’Unione Europea è stato finora inconcludente e ha suscitato forti critiche da parte di esperti, attivisti e associazioni a difesa della privacy.

Dopo molti rinvii, però, si attendono importanti sviluppi nei prossimi giorni, visto che gli stati dell’Unione dovranno comunicare se intendono o meno sostenere la proposta.

Il regolamento in questione si chiama CSAM (da Regulation to Prevent and Combat Child Sexual Abuse) ma è noto soprattutto come “Chat Control”, nome scelto dai critici dell’iniziativa proprio per evidenziare i rischi per la privacy della parte che riguarda il controllo di tutte le conversazioni. Fu proposto nella primavera del 2022 dall’allora Commissaria europea per gli affari interni, la svedese Ylva Johansson, ed è finito più volte al centro di discussioni e accesi confronti nelle istituzioni europee, che hanno rallentato il suo percorso di approvazione.

In linea di principio, lo CSAM prevede che praticamente qualsiasi conversazione privata in digitale sia sottoposta a un controllo, per verificare se gli utenti siano coinvolti in attività legate alla pedofilia, come lo scambio di immagini o tentativi di attirare e molestare minorenni. Il regolamento propone quindi che ogni messaggio, audio, foto o video inviato su piattaforme come WhatsApp, Telegram o Gmail sia controllato direttamente dallo smartphone o dal dispositivo che si sta usando in quel momento, quindi prima che il contenuto sia inviato al destinatario.