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20 MARZO 2026

Ultimo aggiornamento: 8:05

L’Europa si è spaccata sulla “sorveglianza di massa”, per citare le parole del Parlamento europeo a proposito del regolamento Csar (Child sexual abuse regulation). Lo scopo è consentire la scansione dei messaggi degli utenti in chat e via mail, da parte delle piattaforme tecnologiche, per contrastare la piaga della pedopornografia online in costante aumento. Dunque posta elettronica al setaccio, ma anche i messaggini via Whatsapp, Messenger, Instagram, Signal, Telegram. In gioco c’è il diritto alla riservatezza di 450 milioni di europei. Anche per l’importanza della posta in palio, il 16 marzo, è saltato l’accordo tra il Parlamento e i governi Ue riuniti nel Consiglio: dopo i negoziati aperti 4 giorni prima, il trilogo è ufficialmente fallito. Cosa è successo? “Con la loro mancanza di flessibilità, gli Stati membri hanno deliberatamente accettato che il regolamento provvisorio scadrà ad aprile”, ha dichiarato la relatrice tedesca del Parlamento Ue Birgit Sippel (S&D, socialisti e democratici). Risultato? “La scansione volontaria per contrastare la diffusione online di materiale pedopornografico da parte dei fornitori non sarà più possibile”. In sostanza, il Consiglio Ue ha ritenuto troppo blandi i controlli autorizzati dal Parlamento, al punto da preferirne l’azzeramento e far saltare i negoziati con Strasburgo. Secondo fonti del Parlamento Ue, molto raramente i governi Ue in senso al Consiglio hanno assunto posizioni così rigide.