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Ultimo aggiornamento: 8:04

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Dal 3 aprile i colossi tecnologici non potrebbero più accedere alle conversazioni online degli utenti europei, per proteggere i minori da abusi e molestie digitali. Ma Big Tech ha annunciato di voler proseguire, con il pericolo di violare le leggi del Vecchio Continente. “L’Europa rischia di lasciare i bambini di tutto il mondo meno protetti dalle forme di abuso più aberranti”, si legge nel comunicato firmato Meta, Google, Snapchat e Microsoft. Dunque le quattro aziende “continueranno ad adottare misure volontarie”. L’allarme per la sicurezza dei minori, dopo lo stop per le piattaforme, era già stato lanciato da 247 organizzazioni in tutto il mondo, incluse Save the children e il Telefono azzurro. Il dito è puntato sul Vecchio Continente per una ragione: il 16 marzo è fallito il negoziato tra il Parlamento e il Consiglio europeo, per approvare la nuova deroga alla direttiva ePrivacy, consentendo ai colossi l’accesso alle conversazioni private e le segnalazioni alle forze dell’ordine. “Siamo delusi da questa irresponsabile incapacità di raggiungere un accordo per mantenere gli sforzi già intrapresi per proteggere i minori online”, si legge nel comunicato vergato dalle 4 multinazionali americane il 3 aprile. Certo, l’Europa ha fallito nelle trattative, mentre l’Europol aveva esortato a conservare il via libera per le piattaforme, “fondamentale per la protezione” dei ragazzi.