Le recenti sentenze in New Mexico e Los Angeles, che hanno stabilito che Google e Meta hanno intenzionalmente progettato piattaforme di social media capaci di creare dipendenza, rappresentano un momento storico. Confermano che i danni subiti dai giovani utenti non sono accidentali, ma radicati nel design e nei modelli di business di queste piattaforme. Eppure, invece di affrontare queste cause profonde, i legislatori ricorrono sempre più spesso alle restrizioni.Il divieto australiano ai social media per i giovani e misure simili in tutta Europa — tra cui limiti di accesso, verifica dell'età e sorveglianza — riflettono una tendenza crescente che sposta la responsabilità dalle piattaforme agli utenti giovani. Noi, la generazione che queste misure affermano di proteggere, rifiutiamo con fermezza questo approccio. Se l'obiettivo è davvero supportarci, è giunto il momento di ascoltare ciò che abbiamo da dire.La gabbia dorataNon chiudeteci in una gabbia dorata chiamandola protezione. Il mancato intervento sulle cause profonde del danno non giustifica la nostra esclusione, nemmeno temporaneamente. Nonostante i loro difetti, gli spazi online offrono qualcosa di raro: un accesso significativo a informazioni, connessioni e partecipazione, su una scala senza precedenti.Queste piattaforme sono luoghi in cui impariamo, creiamo, ci organizziamo e prendiamo parte alla vita pubblica e democratica. I social media sono molto più che intrattenimento — soprattutto per i giovani appartenenti a comunità marginalizzate, tra cui persone LGBTQIA+, con disabilità e migranti. Sono ancore di salvezza, che offrono accesso a informazioni, comunità e supporto che altrove potrebbero non esistere. Il modo in cui le persone utilizzano questi spazi dipende dalla loro realtà offline — se si sentono al sicuro a casa, se dispongono di reti di supporto, se affrontano barriere linguistiche o subiscono discriminazioni. Per alcuni, i social media garantiscono anonimato e sicurezza; per altri, sono l'unico modo per accedere a comunità, risorse o informazioni che sarebbero altrimenti irraggiungibili.Gli approcci standardizzati, compresi i divieti generalizzati e le restrizioni indiscriminate, non tengono conto di queste differenze. Invece di proteggere gli utenti, tali misure rischiano di tagliare fuori proprio chi dipende maggiormente da questi spazi. Una vera equità digitale richiede politiche che riflettano queste differenze, non che le ignorino.Gli spazi digitali sicuri richiedono regole e supportoOgni giorno le piattaforme sfruttano la nostra attenzione, trasmettono i nostri dati personali a migliaia di aziende e promuovono funzionalità che creano dipendenza. Queste funzionalità includono, tra le altre cose, lo scorrimento infinito, i video in riproduzione automatica, i feed algoritmici, le notifiche push, i "mi piace" e le serie di attività consecutive. I social media hanno già il dovere di proteggere i giovani nell'UE, ma le leggi contano solo se vengono effettivamente applicate. Quando la legislazione viene annacquata o la sua applicazione è carente, sono i giovani a subire le conseguenze più gravi. Questa non è una strada percorribile.Mentre le grandi aziende tecnologiche spendono oltre 113 milioni di euro all'anno per fare lobbying nell'UE e spingono verso misure di deregolamentazione, i diretti beneficiari di queste decisioni, i giovani e i loro rappresentanti, sono stati parzialmente o completamente esclusi dal processo. Noi chiediamo un cambiamento universale e sistemico: ciò significa applicare rigorosamente il Regolamento sui servizi digitali e adottare un Digital Fairness Act senza compromessi, per proteggere tutti dai design sfruttatori, indipendentemente dall'età.Quando comprendiamo le motivazioni alla base delle misure di sicurezza e disponiamo di scelte significative, siamo molto meno inclini a resistere o aggirarle. In ogni caso, non vogliamo un futuro in cui i nostri diritti vengano scavalcati "per il nostro bene", né un futuro in cui la partecipazione online dipenda dalla disponibilità o dalla capacità di fornire documenti d'identità o dati biometrici. La vera sicurezza deve essere emancipante e non può essere garantita da sole leggi e informazioni: anche le autorità di regolamentazione, i programmi educativi, i servizi di assistenza telefonica e le organizzazioni non governative devono disporre di risorse adeguate per rendere effettive queste tutele. Inoltre, gli spazi digitali devono essere costruiti e regolamentati in modo da riflettere l'esperienza vissuta dalle comunità marginalizzate, in particolare quelle che affrontano danni sistemici.Il successo delle politiche di protezione dell'infanzia non dovrebbe mai essere misurato dal numero di giovani esclusi dagli spazi online, ma dal numero di giovani che hanno accesso a spazi online sicuri, adeguati alla loro realtà. Vogliamo politiche che affrontino le cause profonde dei danni, garantendo che gli adulti che stiamo diventando non ereditino gli stessi sistemi e servizi sfruttatori. I divieti e la verifica invasiva dell'età non risolvono i problemi di fondo: li rimandano soltanto. Per conseguire ambienti digitali più sicuri, dobbiamo affrontare i sistemi che producono il danno, non allontanare coloro che ne sono maggiormente colpiti.Non costruite un mondo digitale per noi, costruitelo con noi, affinché diventi uno che vogliamo ereditare.Co-firmatariNational Youth Council of Ireland (NYCI)Hellenic Youth Council (Εθνικό Συμβούλιο Νεολαίας, ESYN)National Youth Council of Moldova (CNTM)Slovak Youth Council (RmS)Flemish Youth Council (VJR)Council of the German-speaking Youth of Belgium (RdJ)Forum des Jeunes (French-speaking youth council of Belgium) (FJ)Spanish Youth Council (CJE)Swiss National Youth Council (SAJV/CSAJ)National Youth Council of Slovenia (MSS)National Youth Council of Serbia (KOMS)Croatian Youth Network (MMH)Norwegian Children and Youth Council (LNU)Austrian National youth Council (BJV)National Youth Council of Latvia (LJP)National Youth Congress of Albania (NYC)Niels Zagema, Dutch Youth Representativectrl+alt+reclaim FranceGabriele Battimelli, BIK+ youth ambassadorIGLYO (The International Lesbian, Gay, Bisexual, Transgender, Queer & Intersex Youth and Student Organisation)The youth committee of the European Disability Forum (EDF)EDYN (European Democracy Youth Network)OBESSU (The Organising Bureau of European School Student Unions)AEGEE (European Students' Forum)FEMYSO (Forum of European Muslim Youth and Student Organisations)JECI-MIEC (Jeunesse Étudiante Catholique Internationale - Mouvement Internationale des Étudiants Catholiques)EquiLabsYEN (Youth of European Nationalities)DEI-Belgium (Défense des Enfants International – Belgique)EDRi (European Digital Rights)Co-autori:Simeon de Brouwe, EDRi (European Digital Rights)Thomas Reboul, CTRL+Alt+Reclaim FranceNiels Zagema, Dutch Youth Representative
Le organizzazioni giovanili chiedono il cambiamento dei social media, non i ban
Trenta associazioni chiedono alle istituzioni europee di tutelare i minori sui social non con blocchi, ma con strumenti che salvaguardino il loro accesso e che li coinvolgano nelle decisioni






