Un Grande Fratello europeo potrebbe “guardare” video e foto su WhatsApp prima ancora che li inviate. Con un intento ben preciso e un’ambizione nobile: scovare gli abusi sui minori e stanare i pedofili. Intendiamoci, la stretta normativa deve ancora diventare legge.

Per le sue implicazioni sulla privacy è molto controversa non solo in varie capitali ma anche a Bruxelles, dove ha già ricevuto un alt preliminare dall’Eurocamera. Ma tutto può ancora cambiare, oltretutto in un momento in cui si valuta sul serio la possibilità di introdurre un limite di età Ue per accedere ai social network.

Sono passati oltre tre anni da quando la Commissione ha messo sul tavolo di governi ed Europarlamento la proposta di regolamento per la prevenzione e il contrasto degli abusi sessuali sui minori (nome in codice, Csar). E la Danimarca, che fino a fine anno ha la presidenza del Consiglio dell’Ue (l’organo che riunisce i 27 Paesi Ue), vuole fare passi avanti sul dossier, tanto che ha inserito un primo voto all’ordine del giorno della prossima riunione dei ministri dell’Interno, il 14 ottobre a Lussemburgo. Se sarà la volta buona, molto dipenderà - come spesso accade nelle dinamiche Ue - dalla posizione della Germania, che fino a pochi mesi fa si era mostrata piuttosto scettica. Anche altri Stati, tra cui l’Italia (che scioglierà la riserva solo in occasione del voto) e il Belgio, hanno segnalato a più riprese delle cautele sull’impianto della normativa, chiedendo maggiori garanzie. Alcune sono state inserite in una bozza di compromesso preparata dai danesi, come l’esclusione dai controlli, perlomeno in una fase iniziale, di messaggi di testo e audio.