Il Parlamento europeo si appresta a votare di nuovo questa settimana una controversa proposta normativa che consentirebbe alle aziende del settore hi-tech di analizzare le comunicazioni online per individuare materiale relativo ad abusi sessuali su minori. Questa volta sarà votata con regole diverse, che ne renderanno più semplice l’approvazione, grazie a una modifica chiesta del Partito popolare europeo (Ppe**)**.
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Fino alla sua scadenza, il 3 aprile, un quadro giuridico ad hoc ha permesso a piattaforme come WhatsApp e Messenger di adottare misure volontarie in deroga alle norme sulla riservatezza delle comunicazioni elettroniche, per individuare gli utenti sospettati di condividere materiale relativo ad abusi sessuali su minori.
Mentre è in discussione una nuova versione della normativa, la Commissione europea aveva proposto una proroga temporanea di quella attuale, che è stata però respinta dal Parlamento a marzo, con 311 voti contrari, 228 favorevoli e 92 astensioni.
La proposta è stata stigmatizzata da chi vi si oppone come un tentativo di "controllo delle chat", sottolineandone le criticità in termini di tutela della privacy, in particolare per le comunicazioni protette dalla crittografia end-to-end. "I minori vengono tutelati da un’azione mirata, non scandagliando i messaggi privati di milioni di persone innocenti", ha dichiarato a Euronews l’eurodeputato dei Verdi/Alleanza libera europea Ignazio Marino, che definisce il testo una forma di "sorveglianza di massa".













