La gamma dei modelli Volkswagen si ridurrà gradualmente del 50%. E' la nuova notizia trapelata da Wolfsburg, dopo l'annuncio choc sull'intenzione del management di chiudere ben quattro fabbriche in Germania. Qualche ora dopo, è il ceo Oliver Blume a prendere la parola, concedendo, nel rispondere alla Dpa, di procedere attualmente alla "riorganizzazione più ampia nella storia del gruppo". Mosse che confermano una situazione allarmante dello stato di salute del settore nella Repubblica federale. Dal governo di Friedrich Merz le reazioni sono per ora caute: "le decisioni spettano ai datori di lavoro alla Volkswagen", ha affermato il portavoce Steffen Meyer in conferenza stampa a Berlino. "Un automotive forte è interesse assoluto del Bundesregierung", ha continuato, sottolineando che la coalizione abbia lanciato un pacchetto di riforme proprio per spingere l'economia, migliorando le condizioni generali, dal costo dell'energia alla domanda interna. "È il segnale della profonda trasformazione del settore", è stato il commento della portavoce del ministero dell'Economia, che ha comunque invocato la necessità di scelte "responsabili" per garantire la sicurezza posti di lavoro. E del resto il destino del colosso di Wolfsburg non è affatto una vicenda marginale, anche per le sorti della politica a Berlino, dove i populisti di ultradestra e di sinistra incalzano facendo leva proprio sul disagio collettivo. Intanto Volkswagen ha spiegato che in futuro vorrà concentrarsi sui segmenti di mercato più interessanti. La capacità produttiva globale dovrebbe scendere da 12 a 9 milioni di veicoli, ha ribadito Blume. "Con il nostro piano per il futuro rendiamo il gruppo ancora più solido e competitivo, anche in un contesto globale estremamente difficile". Il cda si assume "la responsabilità per il futuro sostenibile dell'azienda, in un momento in cui l'industria automobilistica è sottoposta a forti pressioni a livello mondiale", ha proseguito. "Limitiamo i rischi, cogliamo nuove opportunità grazie alle nostre forze e diamo un chiaro segnale di rinnovamento per la Germania come polo economico". I numeri confermano il trend preoccupante, con nuovi record. Da aprile a giugno le vendite del gruppo sono diminuite a 2,09 milioni di veicoli, il 9% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente; e il dato peggiora la prestazione del primo trimestre 2026, in cui il calo era stato già del 4%. Guardando al marchio centrale, la contrazione è anche più drammatica, con un -14%. Particolarmente difficile il mercato cinese, dove il crollo delle vendite riguarda un terzo della produzione del colosso dell'auto tedesca. Il gruppo per ora non ha tuttavia dato comunicazioni ufficiali sulle indiscrezioni riferite dallo Spiegel, secondo il quale si andrebbe verso la chiusura, a partire dal 2031, delle fabbriche di Zwickau, Emden, Hannover e Nerckarsulm. In tutto il mondo i posti a rischio sarebbero oltre 100mila.
Volkswagen ristruttura, fino al 50% di modelli in meno - Industria e Analisi - Ansa.it
Dopo la riunione del consiglio di sorveglianza della Volkswagen sui possibili ulteriori tagli ai costi, l'amministratore delegato Oliver Blume ribadisce l'obiettivo di riorientare la casa automobilistica. Lo riporta la dpa. (ANSA)













