Il summit della NATO ad Ankara ha portato alcune novità – tra cui una nuova banca d’investimento internazionale sulle armi – ma soprattutto ha confermato gli impegni verso il riarmo. Anche l’Italia ha confermato l’obiettivo del 5% del Pil entro il 2035: Francesco Vignarca di Rete Pace e Disarmo ha spiegato a Fanpage.it perché si tratta di un impegno quasi impossibile da mantenere.

Dal vertice della NATO ad Ankara Giorgia Meloni ha detto che l'Italia manterrà gli impegni presi sul riarmo con l'Alleanza atlantica. L'impegno è di arrivare a spendere il 5% del Pil in difesa entro il 2035, con una salita decisamente ripida nei prossimi anni, quando l'Italia – come è ormai noto – faticherà parecchio a far quadrare i conti.

Fanpage.it ha intervistato Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne di Rete Pace e Disarmo, per chiarire quali sono i punti più importanti dopo il summit della NATO: secondo l'attivista restano sempre le stesse falle logiche dietro la retorica del riarmo e della deterrenza. Falle che anche Giorgia Meloni sfrutta, perché sa che le elezioni si avvicinano e non ha intenzione di aumentare le tasse o tagliare il welfare per dedicarsi alla spesa militare. Cosa è emerso da questo vertice, al di là delle dichiarazioni di facciata?