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Siamo obbligati al riarmo: segnatelo.

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Questa sarà la battaglia dei prossimi mesi, a partire dal prossimo vertice NATO di luglio quando Meloni e Trump saranno costretti a vedersi nuovamente, sicuramente senza foto, anche se sappiamo ormai che con il presidente USA tutto è possibile in base a come cambia il suo umore. Meloni ieri ha cercato di smorzare i toni dicendo che i rapporti con gli USA non sono cambiati e non cambieranno, eppure il riarmo è la chiave di tutto. Trump vuole portare a casa almeno un successo internazionale e, per la sua base, annunciare il taglio dei fondi statunitensi alla NATO lo sarebbe. In più le armi le venderebbero le aziende statunitensi: spendi meno e ci guadagni, questo è quello che vuole fare Trump. Meloni in quel contesto dovrà dire si o no. A quel punto capiremo come reagirà Trump. Tagliare il welfare per il riarmo Ma noi ce lo possiamo permettere? No. Semplice. L'Italia è tra quei Paesi NATO che ha alzato di recente la sua spesa militare per arrivare al 2% del PIL, ora dovremmo arrivare al 5%, cifra enorme che andrebbe a smantellare il welfare e i servizi essenziali. Ma c'è un'altra domanda che dobbiamo farci: in un momento in cui i cambiamenti climatici dovrebbero essere la vera sfida dei nostri tempi, davvero vogliamo spendere tutti questi soldi per una potenziale guerra futura? Oppure vogliamo investire nella pace? Il pacifismo e la diplomazia come strada politica Ci sarà qualcuno che dirà: la pace è per i bambini, il pacifismo è per gli illusi. Sono gli stessi che non vedono altra prospettiva politica che una guerra mondiale, magari a pezzi, ma pur sempre mondiale. Lavorare sulla diplomazia, investire in percorsi di pace è una prospettiva politica che l'Europa dovrebbe percorrere per tornare ad essere centrale. Invece abbiamo deciso che il riarmo nazionale dei singoli Paesi è la strada giusta, nonostante la storia ci abbia insegnato che dopo un riarmo di questo tipo arriva sempre una guerra. Oggi Scanner parte da qui.