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Ultimo aggiornamento: 14:46

La Nato a guida Mark Rutte ha deciso di accogliere la proposta di Trump di aumentare la spesa militare dei singoli paesi al 5% del Pil. Si tratta di un incremento straordinario, ben superiore a quel 2% deciso nel 2014. Questa decisione solleva moli problemi, alcuni generali e altri che ci riguardano da vicino.

La prima questione è naturalmente quella delle ragioni misteriose della scelta di una soglia così alta. Oggi non è rispettata da nessuno dei Paesi Nato e gli stessi Usa hanno una spesa militare attorno al 3,8% del Pil. Il Paese che spende di più è la Polonia con il 4,1 % del Pil. Se poi qualcuno fa presente che la Russia spende circa il 7% del suo Pil per la spesa militare, e che dunque anche noi dovremmo incrementare la quota, la risposta è che l’economia russa è una frazione di quella dei paesi Nato. Ciò significa che in termini assoluti la Nato spende molto di più. Anzi, per pareggiare la spesa russa la quota Nato dovrebbe certamente diminuirla e non aumentarla. Ancora una volta le cifre si mostrano molto insidiose.

La seconda questione riguarda la velocità di crescita della spesa militare. Il punto di partenza è il vertice nel Galles del 2014 nel quale si deliberò che tutte i 32 paesi aderenti all’Alleanza avrebbero dovuto portare la quota della loro spesa militare al 2% del Pil. A distanza di appena dieci anni si chiede di aumentare questa spesa del 150% per accontentare l’amministrazione Trump. Questa è una circostanza curiosa. Il Presidente americano ha sempre disprezzato la Nato, ma oggi è riuscito ad imporre una scelta che asseconda passivamente le sue ambizioni militariste e guerrafondaie.