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23 GIUGNO 2025

Ultimo aggiornamento: 12:07

La corsa al riarmo dell’Alleanza Atlantica prosegue, ma non senza attriti. Alla vigilia del vertice Nato dell’Aja, previsto per domani 24 giugno, le pressioni per sancire un impegno formale dei 32 Paesi membri a portare la spesa militare al 5% del Pil si intensificano, spingendo verso una soglia che fino a pochi anni fa sembrava irrealistica. Il nuovo obiettivo resta controverso e, nonostante le rassicurazioni sul raggiunto compromesso con Madrid, la Spagna continua a rappresentare l’anello debole del piano di Donald Trump e di chi vuole militarizzare tutto il mondo occidentale. Non certo l’Italia, che invece si allinea al target fissato dagli Stati Uniti e promette di spendere il 5% del Pil nella difesa e nella sicurezza entro il 2035.

“L’Italia ha un ruolo importante nella Nato, ha un ruolo importante in Occidente. Abbiamo preso degli impegni” che portavano ad una spesa per la difesa pari al 2% del Pil, “andremo avanti nella discussione per vedere poi che tipo di interventi fare”, dice il ministro degli Esteri Antonio Tajani, a margine del Consiglio Affari Esteri a Bruxelles. Poi l’annuncio: “Avendo ottenuto sia un prolungamento dei termini, sia una flessibilità – aggiunge Tajani – credo che potremmo entro il 2035 raggiungere l’obiettivo”. Quindi avanti con il 5% del Pil. Tajani lo giustifica così: “Non è soltanto spesa per la difesa, deve essere una spesa per la sicurezza, che è qualcosa di più ampio. Anche la sicurezza è una garanzia per i cittadini: non è soltanto una scelta di tipo esclusivamente militare. Questa è la nostra linea”, conclude il ministro degli Esteri.