Non è stato un vertice di ritrovate armonie quello di Kananaskis ma nemmeno di risse sgangherate come molti temevano. Assediati da guerre senza fine, militari ed economiche, le vecchie sicurezze condivise in pezzi, i Sette Grandi dell’Occidente in crisi (Stati Uniti, Canada, Germania, Gran Bretagna, Francia, Italia e Giappone) si sono punzecchiati con ritegno e buone maniere.

Donald Trump ha criticato il G-7 canadese senza la Russia, «un vero errore». Non ha sposato le nuove sanzioni Ue a Mosca. Ha strapazzato Macron, «cerca sempre pubblicità ma sbaglia regolarmente». Ha aperto all’Ue ma con mannaia incorporata: «Parliamo ma per ora non offre un accordo equo.

O facciamo un buon accordo sui dazi oppure pagherà quel che diremo di pagare».

C’è stata piena sintonia invece, dichiarazione comune del G7, sull’urgenza della pace «vera, non un cessato il fuoco» sul fronte Israele-Iran. Il negoziato commerciale con l’Europa resta difficile ma continua, in vista della scadenza del 9 luglio.

Fallito nelle incarnazioni di fulmineo broker di accordi di pace e profeta di una nuova età dell’oro a suon di dazi - per ora ne ha ricavato boomerang e burrasche - sei mesi dopo il ritorno alla Casa Bianca il presidente forse ha capito che, per non continuare a collezionare fiaschi, deve smussare angoli e imboscate.