Sono le ultime ore di attesa all’Aja dopo mesi di frenetica diplomazia volta a evitare il disastro politico al summit della Nato. L’obiettivo è assicurare che oggi nulla vada drammaticamente storto. Nel bel mezzo di guerre in Europa e in Medio Oriente, potrebbe sembrare un’ambizione raso terra per la più grande alleanza militare al mondo. Ma con Donald Trump alla Casa Bianca, un vertice “senza sorprese” rappresenta già un miracolo.

Il disprezzo del presidente americano per le alleanze in generale e per l’Europa in particolare è cosa nota. Dal suo insediamento a gennaio, Trump ha minacciato di annettere il Canada, alleato Nato, e di invadere la Groenlandia, parte della Danimarca, anch’essa membro dell’Alleanza. Washington si è schierata politicamente con Mosca sulla guerra in Ucraina, creando un abisso tra le due sponde dell’Atlantico. L’amministrazione Usa ha inoltre esplicitamente sostenuto l’estrema destra in Europa, considerata da molti una minaccia alla democrazia e all’integrazione europea.

Su questo sfondo politicamente cupo, volare bassi è una mossa diplomatica sensata. Psicologicamente, la tattica consiste nel massaggiare l’ego di Trump. Il trucco è concentrarsi sulla spesa per la difesa, concordando l’obiettivo del 5% del Pil, che Trump aveva tirato fuori dal cappello a caso alcuni mesi fa. Probabilmente lo aveva fatto più per irritare gli europei che per un genuino interesse per la sicurezza del continente.