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23 GIUGNO 2025
Ultimo aggiornamento: 17:05
Le tensioni e gli attriti diventano scontro aperto alla vigilia del vertice Nato dell’Aja. L’argomento è ovviamente la soglia del 5% del Pil da destinare alle spese militari. Alcuni Paesi, Italia compresa, hanno accettato la folle corsa al riarmo voluta dagli Usa e dall’Alleanza atlantica. La premier Giorgia Meloni si è accodato al volere di Donald Trump:“È necessario alzare le spese militari”, ha detto alla Camera annunciando il sì al piano. Ieri sembrava superata anche la resistenza della Spagna, ma è proprio sull’intesa annunciata tra Madrid e Nato che si sta consumando il nuovo scontro. “Nessuna deroga”, precisano oggi fonti della Nato. Il premier Pedro Sanchez però la pensa diversamente e annuncia che il suo Paese spenderà meno delle percentuali fissate nell’accordo. Poco dopo anche la Slovacchia si allinea a Madrid, come spiega il premier Robert Fico.
A rompere l’ambiguità è stato direttamente Sánchez. Il premier spagnolo ha pubblicato su X la lettera ricevuta dal segretario generale della Nato, Mark Rutte, in cui si parla apertamente di “flessibilità” e di un “percorso sovrano” con cui la Spagna potrà centrare gli obiettivi condivisi. Una posizione che Madrid considera compatibile con una traiettoria inferiore al 5%. “Capisco che la Spagna è convinta di poter raggiungere i target con una traiettoria inferiore al 5%”, scrive Rutte. Parole che Sánchez interpreta come un riconoscimento formale della propria linea: pieno impegno, ma senza adesione cieca alle percentuali.














