Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 13:36
Ci sono voluti undici anni dal vertice di Newport (Galles) del settembre 2014. Nel 2025, secondo le stime pubblicate dalla Nato, tutti i Paesi membri dell’Alleanza, eccezion fatta per l’Islanda che non è conteggiata, raggiungeranno l’obiettivo fissato del 2% del Pil in spese per la Difesa. Un traguardo arrivato a fatica, non senza opposizioni e brusche frenate, che a fine anno porterà a investimenti complessivi per quasi 1.600 miliardi di dollari.
Con l’arrivo di Donald Trump alla Casa Bianca si è registrata un’impennata della spesa da parte degli Alleati dovuta alle minacce di disimpegno statunitense in caso di mancato rispetto della soglia minima stabilita nel 2014. Non fa eccezione l’Italia che è passata dai 18 miliardi di 11 anni fa ai 48 previsti per il 2025, con un balzo in avanti rispetto all’anno scorso di ben 13 miliardi (erano 32).
Gli Stati Uniti restano di gran lunga il primo Paese per spesa militare nella Nato con quasi 980 miliardi di dollari nel 2025, pari al 3,22% del Pil. Percentuale che registra una flessione rispetto agli anni passati, in linea con la posizione di Trump che ha più volte ribadito di non voler “pagare per la sicurezza di tutti”. Fra gli alleati europei spiccano il Regno Unito con 90,5 miliardi (2,40% del Pil), Francia con 66,5 miliardi (2,05%), Germania con oltre 93,7 miliardi (dato del 2024, pari al 2% del Pil), Italia con 45,3 miliardi (2,01%), Spagna con 33,1 miliardi (2,00%) e Paesi Bassi con 26,1 miliardi (2,49%).










