Oggi partiamo da un numero: 5. Come le lettere di «Trump», come la percentuale del Pil che i Paesi della Nato si impegneranno a spendere nella Difesa, come l'articolo del Trattato Atlantico che il presidente americano mette in dubbio da dieci anni. Tra polemiche e messaggi velati, oggi il summit olandese dell'Alleanza entra nel vivo. Attesa per l'incontro tra Trump e Zelensky, per gli impegni economico-militari che verranno siglati e per il comunicato finale dei 32 membri.
Torniamo poi in Medio Oriente, per raccontare i retroscena della tregua tra Israele e Iran e le 24 ore «folli» di The Donald che prima esulta, poi insulta, e poi esulta di nuovo. Questa mattina, durante un punto stampa con Mark Rutte, il presidente Usa ha paragonato i raid su Fordow alle atomiche su Hiroshima a Nagasaki: «Hanno chiuso la guerra». Ma i dubbi sulla reale portata dei danni ai siti nucleari di Teheran iniziano a emergere.
Continuiamo con le vittime di Gaza, dove la tregua è un miraggio. Come ha ricordato più volte il giovane Zohran Mamdani, che stanotte ha vinto a sorpresa le primarie democratiche in vista delle comunali di New York. Sempre in tema elettorale, in Francia è partita la corsa all'Eliseo. Per finire, voliamo prima in Giappone e poi in Messico.













