L’AJA - Dopo molti tira-e-molla negoziali e alcuni aggiustamenti dell’ultimo minuto, su richiesta americana i 32 Paesi dell’Alleanza atlantica hanno deciso di aumentare la spesa militare, portandola dal 2 al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. In un comunicato, la Russia è stata definita «una minaccia di lungo termine». Da Mosca, Dmitrij Medvedev, braccio destro del presidente Vladimir Putin, ha risposto che l’Unione europea è ormai «una nemica» della Russia.

Il vertice di due giorni a L’Aja è terminato ieri senza (eccessivi) scompensi. D’altro canto, il segretario generale della Nato Mark Rutte aveva fatto di tutto per blandire il presidente americano, pur di evitare i colpi di coda di un imprevedibile Donald Trump. Ancora ieri, elogiandolo per il recente bombardamento contro l’Iran l’ex premier olandese ha definito l’attuale inquilino della Casa Bianca «un uomo di forza, un uomo di pace».

L’accordo sull’aumento della spesa (il 3,5% in difesa, l’1,5% in infrastrutture) è giunto malgrado i dubbi di alcuni Paesi, tra cui la Spagna. Non per altro nel comunicato si legge che «gli alleati si impegnano», anziché «noi alleati ci impegniamo», come fu immaginato all’inizio del negoziato diplomatico. L’obiettivo va raggiunto entro il 2035, e non più il 2030-2032, come previsto in precedenza. I governi devono presentare un piano annuale che mostri un percorso «credibile» verso l’obiettivo.