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«Forse è scattata una sorta di sindrome di Stoccolma, una specie di innamoramento del "boia"».Siamo nel castello di Udine, e sul palco Sigfrido Ranucci ha portato il suo monologo teatrale, «Diario di un trapezista». E proprio come un funambolo, ma non quello idealizzato da Jean Genet, il popolare giornalista piroetta sulla fune che separa le fauci d’abisso, cercando di non cadere rovinosamente in basso.

Il teatro ha divorato il mondo, però, abbattendo ogni steccato, facendosi opera d’arte totale e imitando la vita, anzi, diventando la vita. Perché naturalmente il conduttore di Report viene raggiunto e intervistato sul caso, spinosissimo, del giorno: l’arresto di Valter Lavitola, ipotetico mandante dell’attentato bombarolo proprio contro Ranucci.

Attentato a Sigfrido Ranucci, indagato Valter Lavitola: è il presunto mandante