Per l’imbarazzo, ieri il quotidiano della sinistra radical chic è arrivato a scrivere che, alla fine di «questa triste storia», forse qualcuno troverà il coraggio di spiegare come sia stato possibile «che il principe del giornalismo investigativo»,ossia il conduttore di Report, «si sia trovato a fare coppia fissa, tavolo insieme, confidenze, progetti e amicizie, famiglie e chissà cos’altro, con il principe degli intrighi», vale a dire Valter Lavitola.

Già, ora che da attentato ordito dalla camorra – o dalla politica, come si era lasciato intendere – la bomba a casa Ranucci è stata derubricata a faccenda domestica, coordinata secondo la tesi della Procura da un «amico vero», con il quale il giornalista consumava pranzi e cene, e al cui ristorante portava anche la famiglia, la domanda che ricorre è la seguente: come è stato possibile? Non che Lavitola abbia pianificato di far esplodere un ordigno sotto l’auto del conduttore (questo, se confermato, ce lo spiegheranno i magistrati), ma che l’uomo di tante inchieste, la persona nel mirino di tanti nemici, frequentasse un signore con un pedigree giudiziario non proprio immacolato.

Certo, i giornalisti per obbligo professionale parlano con tutti e incontrano anche chi ha avuto o ha pendenze con la giustizia. Io stesso in passato (a dire il vero prima dei suoi guai giudiziari) ho conosciuto l’ex editore dell’Avanti e so che è un malandrino un po’ guascone. Ma nel caso Ranucci-Lavitola a quanto pare non c’era il normale rapporto che si crea tra un cronista e una fonte, bensì qualche cosa di più. Il giornalista di Report, anche quando ha saputo che secondo i pm il mandante dell’attentato contro di lui sarebbe l’ex protagonista di mille intrighi, ha continuato a definirlo un amico vero. E in effetti la ricostruzione della loro frequentazione, prima e dopo l’attentato, fa capire che Valter era molto di più di una persona che ha contatti e informazioni. I due sono legati da un affetto profondo, ha spiegato lo stesso Ranucci. E forse anche da qualche progetto comune. Infatti, l’ex compagno di merende di Sergio De Gregorio (il deputato eletto con Antonio Di Pietro e passato con Silvio Berlusconi in cambio di un robusto aiuto economico) e di Giampaolo Tarantini (l’uomo che accompagnò Patrizia D’Addario dal Cavaliere), carezzava l’idea di portare il conduttore di Report a Palazzo Chigi. Non per una visita, ma come capo del governo. Come nuovo leader del campo largo.