di
Paolo Condò
Negli ottavi l'Argentina ha rischiato tutto e si è salvata, l'Inghilterra è uscita indenne dall'Azteca, la Norvegia naviga in mare aperto dopo aver battuto il Brasile: chi ha già attraversato l'inferno sa di poter sopravvivere ed è imprevedibile
La prima regola di un Mondiale è sopravvivere. In questa edizione chi arriva in finale gioca 8 partite, ed è illusorio pensare che tutto fili sempre liscio: la capacità di ribaltare una situazione delicata fa quindi parte del bagaglio del vincitore.
L'Argentina era praticamente fuori, ma nell'ultimo quarto d'ora il tempo rallenta come in quel quadro di Dalì, e possono succedere molte cose, figuriamoci una resurrezione di Messi. Aiutino arbitrale? Sì, due pestoni simili sono stati giudicati in modo opposto. Ma ripensate al 2006, e alla nostra situazione delicata: siamo in 10 contro l'Australia alle soglie dei supplementari, che giocheremmo con la lingua di fuori. Il rigorino che Medina Cantalejo fischia a Grosso è una ciambella di salvataggio. Complotto? Macché. Chi ottiene un vantaggio dalla sorte dev'essere capace di sfruttarlo. E in ogni caso, mai visto un vincitore sfortunato.














