Sì, lo ammetto, un po’ mi sto facendo la birra addosso per la partita di oggi: alle (vostre) 18 c’è Inghilterra-Congo, e mentre scrivo non so quanto è finita Francia-Svezia. So però che fine hanno fatto Germania e Olanda l’altra notte, spazzate via dall’orrore paraguaiano fatto di sceneggiate, botte e gol annullati per falli inesistenti e dal gioco europeo (scusate il razzismo) marocchino. Maledetti rigori, come sempre, e maledetta narrazione che da giorni già ci spacca le palle su come nel mondo globalizzato “anche le piccole si sono organizzate e mettono in difficoltà le cosiddette grandi”. È il momento dei patiti della geopolitica del calcio, di quelli che nella loro cameretta seguivano la serie B di Capo Verde e ci spiegano che loro sapevano già tutto. Certo, sono gli stessi che puntavano su un grande Mondiale del Giappone e dell’Uruguay, ma chissenefrega no?L’unica gioia è che ci siamo liberati di Joachim Klement, soprannominato “il re delle previsioni” (e io sono la queen del Pride): il matematico tedesco che sostiene di avere azzeccato in anticipo le ultime tre vincitrici dei Mondiali (ma queste cose si sanno sempre dopo) aveva predetto una vittoria finale dell’Olanda. Tanti saluti al suo algoritmo sbronzo, ma un brindisi alla sua paraculaggine: parlando del suo sistema spiegava che è fatto al 50 per cento da analisi dei dati e al 50 per cento da culo: insomma, con tutti i suoi calcoli il signor Klement aveva il 50 per cento di possibilità di indovinare chi avrebbe vinto una partita di calcio a eliminazione diretta, esattamente come me al pub palpandomi i testicoli. Bene ha fatto Neymar a prenderlo per il culo, dato che Joachim aveva previsto la vittoria del Giappone sul Brasile. Brasile che si salva per ora col proverbiale culo di Ancelotti, ma il fatto che i verdeoro siano brutti come il suo Real Madrid non promette niente di buono – parlo per noi che ipoteticamente potremmo incontrarli – le premesse per una vittoria finale arraffata a suon di gol al 95esimo e regali degli avversari ci sono tutte.Mi sembra che l’ubiquo e ambiguo Gianni Infantino stia vincendo ormai su tutta la linea, purtroppo: leggo di allenatori che chiedono di fare l’hydration break anche in campionato, ma soprattutto temo che la farsa del Mondiale a 48 squadre sia solo l’inizio di un allargamento da esame della prostata. Poiché come insegna Klement il calcio è per metà fortuna, è naturale che in un torneo così breve qualche risultato a caso salti fuori. Questo però genera uno smutandamento generale da parte di chi il Mondiale lo racconta, alla continua e famelica ricerca di storie esotiche da narrare ai proprio follower e lettori (sai che palle parlare sempre dei soliti tedeschi?). A questo punto, allora, perché non farlo davvero a 64 squadre? Tanto ormai i campionati nazionali valgono le partitelle di allenamento, e almeno così si può fare che dai gironi passano due, senza biscotti e terze ripescate e senza ragionamenti per studiarsi bene dove capitare nel tabellone. Buffonata per buffonata, dico.