Una partita da affrontare con l'energia dei sopravvissuti, di chi si è sporto fino a vedere il baratro e poi, in qualche modo, l'ha scampata. Negli ottavi di finale contro l'Egitto, per l'Argentina quella maniera ha avuto le fattezze del fuoco inesauribile che arde dentro a Lionel Messi, ancora una volta decisivo, ancora una volta appiglio di una squadra che come poche altre nella storia dei Mondiali è sembrata aggrapparsi a un solo giocatore.
E certo, è uno che se non è il migliore nella storia del calcio poco ci manca, ma il torneo che sta giocando va oltre le più rosee aspettative anche dei suoi più accaniti fan. Per tenuta fisica e per carattere, mostrato nel finale dello scorso match dopo il secondo rigore su due sbagliato e una partita piena di fantasmi.
A 39 anni, la Pulce ha distillato la sua eternità, seminandone gocce in ogni partita. In patria ne indagano i segreti, parlano di quando una dozzina di anni fa ha cambiato la sua alimentazione - proteggendo il suo corpo dagli infortuni muscolari - ma soprattutto di un lavoro atletico impressionante: "Di norma si perde tra l'1% e il 2% di velocità all'anno tra i 30 e i 35 anni e, a partire dai 35, tra l'1,5% e il 3% all'anno - spiega un nutrizionista al quotidiano Olé -. Ai Mondiali del Qatar, Leo aveva 35 anni e ha raggiunto una velocità massima di 29,38 km/h, in questo torneo ha toccato i 30,9". Dati che svelano un'inversione della linea del tempo ai limiti del surreale, figlia di un "lavoro costante sulla preparazione fisica, l'alimentazione, il recupero, l'idratazione e la gestione dei carichi di lavoro".














