SEATTLE. La mappa del Mondiale disegna traiettorie meno stabili di quanto sembra e il fatto che l'Europa occupi il tabellone con sei squadre su otto stabilisce una differenza e insieme dichiara un cambiamento.
È la prima volta che Germania, Brasile e Italia mancano dai quarti tutte insieme. Certo, noi non potevamo proprio esserci. A vent’anni esatti dal Mondiale vinto, guardiamo gli incroci di possibili quarti e magari ci viene logico pensare, come già capitato, che ormai l’ostacolo siano le qualificazioni e una volta arrivati oltre il taglio, fuori dal continente, il livello si abbassi e le sfide siano più abbordabili. Pensiamo meglio. Non è così.
Tra le otto c’è la Svizzera che ci ha rispedito indietro agli ultimi Europei e c’è la Norvegia che ci ha bloccato la strada per l’America, realtà diverse che rimescolano gerarchie e offrono poche scuse. Haaland è fuori sistema, la generazione che ha accompagnato la Norvegia fino a qui è figlia di scelte fatte nel tempo e la Svizzera ha retto l’urto dei rigori contro avversari in teoria più strutturati. Ha costruito un livello. Il Marocco, unica africana rimasta ha fatto anche di più, ha aperto una strada perché, anche se è rimasta sola, ha dato spunti a nazionali come quella del Ghana, della Costa d’Avorio, persino di Capo Verde. L’Egitto, che ha scelto altri schemi e metodi di impostazione, è arrivato a un niente dall’eliminare i campioni del mondo.












