New York (Stati Uniti) 29 giugno 2026 – Il Mondiale ha completato la sua fase a gironi e come di consueto, è il momento di tirare le prime somme, cogliere le prime indicazioni che il campo ha lasciato. Stiamo sempre parlando di un torneo dalla durata di poco più di un mese, dove in otto partite si decide chi per quattro anni potrà forgiarsi del titolo di Campione del Mondo. Un periodo di tempo molto corto dove stato di forma e infortuni giocano un fattore enorme, senza contare poi i singoli episodi all'interno delle sfide.

Fatte tutte queste doverose precisazioni e premesse del caso, dalle 48 squadre di inizio Mondiale, oggi ne rimangono 32 (31 dopo il successo del Canada sul Sudafrica). Tutto ciò permette di notare le prime evidenze di questo nuovo format, tra punti di forza, debolezze e squadre partecipanti.

Europa e Sud America sono ancora le regioni da battere

La fase a gironi del Mondiale 2026 ci ha confermato un assunto condiviso del calcio globale: il livello più alto del gioco si disputa ancora in Europa e in Sud America. Negli ultimi anni la mappa del mondo calcistico si è aperta sempre più a livello planetario, vedendo anno dopo anno volti nuovi provenienti dai Paesi più disparati salire alla ribalta calcistica. I soldi degli Emirati e dei fondi sovrani hanno attirato nella Penisola Araba talenti da tutto il mondo, aiutando a sviluppare nuovi campionati di alto livello, capaci di competere, almeno a livello monetario, con i giganti europei. Lo sbarco di Messi in MLS ha riacceso l'interesse per il principale campionato Nord Americano, rendendo esaltante la rivalità con la Liga messicana, dove risiedono le campionesse continentali.