Il maxi Mondiale a 48 squadre affonda i giganti e al loro posto sorge un nuovo, Vecchio continente.
Giunto ai quarti di finale il torneo più esteso di sempre premia l'Europa, che piazza sei nazionali tra le otto migliori al mondo. Tra loro due potenze in ascesa come Norvegia, Svizzera e Belgio. Già ora gli scandinavi sono al loro miglior Mondiale, mentre gli elvetici hanno eguagliato l'edizione (di casa) del 1954.
È un torneo in cui cadono i totem. Per la prima volta nella storia ai quarti non ci sono né Brasile né Germania, nuovo atto di una ritirata iniziata nel 2018 quando entrambe mancarono l'approdo alla semifinale. Un'eclissi che si somma alla scomparsa dal panorama calcistico globale dell'Italia. Ma se la Fifa si aspettava che questo avrebbe portato all'exploit di Africa e Asia, Gianni Infantino resta deluso.
Il Brasile non è caduto sotto i colpi del Giappone o di un'africana, ma della Norvegia. La Germania, superata dal Paraguay, è stata "vendicata" dalla Francia. E la catena di eventi seguita all'esclusione dell'Italia per mano della Bosnia ha portato ai quarti di finale il Belgio, giustiziere degli Stati Uniti che avevano sconfitto i balcanici. Il tutto all'indomani della rottura che aveva portato i vertici Uefa ad accusare la Fifa di aver varcato una "linea rossa" accontentando il presidente americano (già vincitore del Fifa Peace Prize) sulla riabilitazione dell'incolpevole Balogun. Difficile che negli uffici di Nyon non ci sia scappata una Lukaku dance o una Viking Row, simboli virali (e made in Europe) del Mondiale americano.












