Seveso (Monza) Si cammina su un’erba soffice, tra i fiori e le api, e intorno ci sono alberi. Altissime querce, questo è un posto magnifico e persino “magico”, dice la giardiniera Elisabetta, che rincalza piantine e si lamenta della siccità. “Qui c’è un’energia, perché la natura ci offre tanto”. E si sale sulla collina, ogni tanto si inciampa in un tombino di ghisa, ed eccoci in cima, sotto i nostri piedi dorme una delle discariche più grandi d’Europa, ed è il segreto di Seveso. Seveso, uguale diossina. Due nomi per sempre intrecciati. E questa è la “vasca” di Seveso, non la vediamo ma c’è, e ci sono i pozzetti per le ispezioni dei tecnici della Regione Lombardia, che controllano lo stato delle cose. Cinquant’anni dopo, era il 10 luglio 1976.

Cinquant’anni dopo, arriva il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, nel giorno preciso a rendere omaggio alla tenacia di una città di 24mila abitanti che è sopravvissuta alla prima catastrofe ecologica del secolo scorso. Non ci furono morti, ma 240 persone — bambini soprattutto — attaccate dalla cloracne, che ustionava la pelle e lasciava cicatrici orrende. Non morirono gli umani, ma gli animali, e questa collina su cui camminiamo è anche la tomba di oltre 80mila animali, vacche, cavalli, molti furono abbattuti nella fretta di non saper cosa fare, e cani e gatti, galline, e i selvatici, le volpi e uccelli a migliaia, che cadevano a terra, morti.