Il mercato del lavoro italiano si trova di fronte a un bivio generazionale. Tra carriere strutturalmente discontinue e una longevità crescente, il rischio concreto è di ritrovarsi con percorsi previdenziali frammentati, buchi contributivi e, di conseguenza, assegni futuri insufficienti. Un'emergenza sociale ed economica alla quale si cerca di dare una risposta strutturale: da inizio luglio, infatti, è entrata nel vivo la riforma che favorisce l’adesione alla previdenza integrativa (il nuovo assunto viene iscritto automaticamente al fondo pensione previsto dal suo contratto e ha 60 giorni di tempo per l’eventuale rifiuto), in modo da puntare a un’accelerazione delle adesioni nel nostro Paese.

In questo scenario, la pianificazione patrimoniale non può più prescindere dalla pianificazione del post-carriera. Nasce da questa urgenza il nuovo accordo strategico siglato tra Anasf (l'Associazione nazionale dei consulenti finanziari) e Mefop (società per lo sviluppo dei fondi pensione, partecipata dal Tesoro). L'obiettivo è fornire ai consulenti gli strumenti tecnici per guidare le famiglie fuori dalle sabbie mobili dell'incertezza previdenziale.

Il nodo delle carriere frammentate

I dati Istat parlano chiaro: solo il 18% dei dipendenti a tempo determinato riesce a trasformare il proprio contratto in un rapporto a tempo indeterminato nell’arco di un anno. Chi cambia spesso lavoro o vive periodi di inattività rischia di bruciare la propria ricchezza futura senza nemmeno rendersene conto.