La riforma della previdenza complementare si inserisce in un contesto nel quale il sistema pensionistico pubblico, da solo, non appare più sufficiente a garantire adeguati livelli di sostituzione del reddito. L’invecchiamento della popolazione, la riduzione della natalità e la crescente discontinuità delle carriere lavorative rendono strutturale il rafforzamento del secondo pilastro previdenziale. In questa prospettiva, gli obiettivi della riforma – ampliamento dell’adesione ai fondi pensione, semplificazione delle procedure e incentivo al conferimento del TFR – risultano coerenti con l’esigenza di rendere più sostenibile il sistema nel suo complesso e di diffondere una maggiore cultura del risparmio previdenziale. La valutazione non può tuttavia prescindere dagli effetti sul tessuto produttivo, che in Italia è caratterizzato dalla netta prevalenza di piccole e medie imprese.

Per una parte significativa di queste realtà il trattamento di fine rapporto non rappresenta soltanto un istituto di natura previdenziale, ma anche una componente della gestione finanziaria aziendale. La crescente destinazione del TFR alla previdenza complementare determina una riduzione della liquidità interna disponibile, con effetti più rilevanti nei settori a minore marginalità e maggiore intensità di lavoro. A questo si aggiunge un tema operativo legato agli adempimenti amministrativi.