Una riflessione per innovare il sistema a circa venti anni dalla riforma. È sostanzialmente la formula usata nei mesi scorsi dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel sostenere la necessità di correggere l’attuale fisonomia normativa, e non solo, della previdenza complementare, soprattutto guardando ai giovani. E un primo pacchetto di misure per rilanciare le forme integrative sembra destinato a trovare posto nella prossima manovra economica autunnale. Anche perché a tutt’oggi meno di due lavoratori su cinque risultano iscritti al cosiddetto “secondo pilastro”. Dall’ultimo rapporto annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, emerge che in rapporto alle forze di lavoro il tasso di partecipazione, al netto dei minori di 15 anni, è del 38,3%, in leggera crescita sul 2023 (36,9%). E ad aderire alle pensioni integrative è non più del 29,9% degli occupati “under 35”, con un aumento sensibile, comunque, dell’8,4% rispetto al 2019. Alcune coordinate per la rotta del rilancio sono state tracciate dallo stesso Giorgetti sempre negli scorsi mesi: miglioramento dei meccanismi di adesione, incremento della contribuzione, anche se con modalità compatibili con i vincoli stringenti di finanza pubblica, introduzione di stimoli per competizione e ricerca di soluzioni d’investimento maggiormente efficienti. Specifiche proposte sono arrivate anche dalla Covip: dall’abbandono delle linee garantite, come scelta di default, in favore del modello “life cycle” al bonus nascite come salvadanaio per i giovani.
Pensioni integrative, le ipotesi sul tavolo per il piano di rilancio - 24+
Una riflessione per innovare il sistema a circa venti anni dalla riforma. È sostanzialmente la formula usata nei mesi scorsi dal ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, nel sostenere la necessità di correggere l’attuale fisonomia normativa, e non solo, della previdenza complementare, soprattutto guardando ai giovani. E un primo pacchetto di misure per rilanciare le forme integrative sembra destinato a trovare posto nella prossima manovra economica autunnale. Anche perché a tutt’oggi meno di due lavoratori su cinque risultano iscritti al cosiddetto “secondo pilastro”. Dall’ultimo rapporto annuale della Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, emerge che in rapporto alle forze di lavoro il tasso di partecipazione, al netto dei minori di 15 anni, è del 38,3%, in leggera crescita sul 2023 (36,9%). E ad aderire alle pensioni integrative è non più del 29,9% degli occupati “under 35”, con un aumento sensibile, comunque, dell’8,4% rispetto al 2019. Alcune coordinate per la rotta del rilancio sono state tracciate dallo stesso Giorgetti sempre negli scorsi mesi: miglioramento dei meccanismi di adesione, incremento della contribuzione, anche se con modalità compatibili con i vincoli stringenti di finanza pubblica, introduzione di stimoli per competizione e ricerca di soluzioni d’investimento maggiormente efficienti. Specifiche proposte sono arrivate anche dalla Covip: dall’abbandono delle linee garantite, come scelta di default, in favore del modello “life cycle” al bonus nascite come salvadanaio per i giovani.







