Per il rilancio della previdenza complementare, "è in primo luogo importante la previsione di un'ampia ed efficace campagna di informazione, che accresca l'interesse al tema e con ciò la curiosità e la conoscenza", e in tale panorama "vanno visti positivamente anche meccanismi che rendano più automatica la partecipazione, come il silenzio-assenso (attualmente operante solo in caso di prima assunzione), o l'iscrizione automatica con possibilità di ripensamento".

È un passaggio della relazione letta oggi pomeriggio, alla Camera, dal presidente della Covip, Commissione di vigilanza sui fondi pensione, Mario Pepe, secondo cui, tra l'altro, l'idea giusta per un miglior funzionamento del comparto potrebbe essere quella di rivedere "la fase di erogazione delle prestazioni.

Come è noto, nel sistema vige l'obbligo di convertire in rendita vitalizia almeno il 50% della posizione individuale, riservando alla prestazione in capitale un ruolo marginale", ma "le scelte degli iscritti - anche alla luce dei costi e dei coefficienti di trasformazione del capitale applicati dalle assicurazioni - muovono in altra direzione, manifestando una netta preferenza per la prestazione in forma di capitale".

Perciò, si legge nel testo, "tenendo conto anche di esperienze internazionali su questo profilo, oltre alla rendita vitalizia andrebbero, dunque, consentite altre opzioni di 'pay-out', maggiormente in grado di incontrare le preferenze osservate", e permettere "direttamente al fondo pensione di erogare la prestazione pensionistica sotto forma di prelievi programmati (senza il coinvolgimento delle assicurazioni) in analogia con quanto avviene per la RITA (Rendita integrativa temporanea anticipata), misura introdotta nel 2017".