Più opzioni in fase di erogazione, bonus di ingresso per i giovani, rimodulazione del silenzio-assenso e portabilità del contributo del datore di lavoro: sono alcune delle proposte avanzate per rilanciare la previdenza complementare in Italia nel corso dell’evento “Previdenza tra pubblico e privato” di Affari&Finanza. Se aumentano le posizioni aperte presso i fondi pensione, che a fine 2024 hanno raggiunto quota 11,1 milioni (più 4,2% su base annua), la partecipazione resta però ancora bassa tra le donne, i giovani e i lavoratori del Centro e del Sud.

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«Per incentivare l’ingresso nel mondo della previdenza si dovrebbe agire su più fronti», ha detto Francesca Balzani, commissaria della Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione). Pur rivendicando il «grande risultato» rappresentato dal fatto che oggi «un lavoratore su tre ha un piano di previdenza complementare», esistono ampi margini di miglioramento. «Un primo scoglio da superare spesso è il reddito basso dei più giovani, per i quali il beneficio della deduzione fiscale può non essere concretamente applicabile per l’incapienza del reddito». Il sistema attuale consente di dedurre fino a 5.164,57 euro l’anno, ma chi ha carriere discontinue o redditi troppo bassi rischia di non sfruttarne appieno i vantaggi. Tra le misure suggerite da Balzani figurano un «bonus di ingresso» e la possibilità di recuperare i benefici fiscali negli anni successivi.