L’ultima legge di Bilancio avrebbe dovuto accogliere un provvedimento che prevedeva un contributo dello Stato all’accensione di fondi pensione per i nuovi nati. La misura si è arenata in assenza di adeguata copertura economica in manovra, ma in un Paese caratterizzato da un rapido invecchiamento della popolazione e una diffusa propensione al risparmio non sempre orientata al lungo periodo, l’ingresso di giovani e famiglie in percorsi di pianificazione previdenziale rimane un tema strategico.

Tanto più che i giovani non sono solo i più penalizzati dall’attuale sistema previdenziale pubblico, basato esclusivamente sul calcolo contributivo, ma anche coloro che più si avvantaggerebbero della capitalizzazione degli interessi su più anni e – dal punto di vista fiscale – di una minore tassazione alla liquidazione.

Secondo l’ultima relazione Covip, «sul flusso di nuove iscrizioni negli ultimi cinque anni, gli individui giovani sul totale degli “altri iscritti” raggiungono percentuali elevate: il 65,5% (circa 170mila persone) aveva meno di 25 anni al momento dell’adesione». Al momento però per i minori tutto è affidato alla decisione familiare di aprire una posizione previdenziale per i figli fiscalmente a carico, in vista di una successiva alimentazione con versamenti autonomi una volta che entreranno nel mondo del lavoro.