Non solo rendita. Il decollo della previdenza complementare in Italia necessita evidentemente di ulteriori interventi, anche se trovare soluzioni in grado di stimolare le adesioni, rispettando al tempo stesso i limiti del bilancio pubblico, è tutt’altro che semplice.
La sfida dei giovani
«La sfida principale che abbiamo davanti come Paese è coinvolgere i giovani, la categoria che maggiormente potrebbe beneficiare dalla previdenza complementare e che attualmente registra il minor tasso di adesioni», commenta Marco Basilico, responsabile direzione istituzionali e previdenza di Arca Fondi Sgr. Il riferimento è al fatto che il modello pensionistico nazionale è legato all’aspettativa di vita, con un tasso di sostituzione destinato a calare progressivamente. Attualmente l’assegno pensionistico è all’incirca pari a tre-quarti dell’ultimo stipendio (sempre a patto di andare in pensione secondo i requisiti di vecchiaia e a valle di una carriera lavorativa senza discontinuità), ma diverse stime segnalano che scenderà al 50% prima di metà secolo.
Questo significa che i giovani di oggi rischiano di ricevere, al momento della quiescenza, assegni di gran lunga inferiori rispetto alle generazioni precedenti e tutt’altro che sufficienti per le necessità quotidiane. «È fondamentale che i giovani inizino a contribuire il prima possibile, considerati i vantaggi fiscali che questa scelta comporta».







