di Pietro Francesco Maria De Sarlo
Da Formigli, Michele Serra ha detto che i giovani non prenderanno la pensione neanche a 60 o a 70 anni e di organizzarsi privatamente per fare fronte al possibile collasso del sistema pensionistico. La legge di bilancio 2026 ha invece archiviato il grande mito previdenziale degli ultimi trent’anni: quello della pensione privata integrativa che avrebbe dovuto compensare l’arretramento della pensione pubblica.
Il mito nasce dal position paper Averting the Old Age Crisis del 1994 della Banca Mondiale, uno dei principali veicoli di diffusione delle politiche economiche riconducibili al Washington Consensus. In sintesi l’evoluzione demografica avrebbero reso sempre più difficile sostenere sistemi pensionistici fondati esclusivamente sul primo pilastro pubblico.
La soluzione proposta era il modello multi-pilastro: una pensione pubblica obbligatoria con funzione essenzialmente di tutela di base, affiancata da un secondo pilastro, incentivato, a capitalizzazione gestito dai fondi pensione e da un terzo pilastro di risparmio individuale volontario. Questo avrebbe consentito di mantenere un tasso di sostituzione pensionistico della retribuzione sufficiente a mantenere un discreto tenore di vita anche in vecchiaia.










