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Ultimo aggiornamento: 7:01

La recente Legge Finanziaria che ha chiuso il 2025 ha colpito pesantemente il welfare state, nonostante si cerchi di mimetizzarne l’evidenza. In particolare, per giustificare il taglio delle pensioni, ritardandone o sfavorendone l’accesso con vari espedienti, s’invoca sempre la tutela del futuro dei giovani. Ma qui si è giocata questa volta proprio la contraddizione massima.

Innanzitutto, si è attinto addirittura al fondo destinato ai cosiddetti “lavori usuranti”, riducendolo da 233 a 193 milioni l’anno, ma si è deciso di far scattare il provvedimento a partire dal 2033. Chi andrà in pensione successivamente fruirà di un sistema misto che sarà tanto più penalizzante quanto più ci si allontanerà da questa fatidica data.

E chi sono allora i soggetti che oggi svolgono lavori usuranti e che si troveranno ad attingere ad un fondo massimamente impoverito? Sono tutti coloro che oggi hanno meno di 40 anni, gli evocati giovani appunto che, appena possono, emigrano altrove. La conseguenza quindi sarà che anche questi lavoratori, per non trovarsi con una pensione ancor più magra, per il passaggio integrale al sistema retributivo, cioè ponderato sulla media del totale degli stipendi e non sugli ultimi, sarà costretta a rimanere al lavoro per tutto il tempo ancora possibile.