Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano
Ultimo aggiornamento: 7:55
Addio a Quota 103 per l’anticipo pensionistico e a Opzione donna, stretta sulle risorse destinate all’Ape sociale, adeguamento graduale dei requisiti all’aumento dell’aspettativa di vita e una nuova spinta alla previdenza integrativa, a partire dal Tfr dei neoassunti. La legge di Bilancio 2026, che riceverà martedì il via libera finale con la fiducia, interviene sul sistema previdenziale mandando in soffitta uno dei cavalli di battaglia della Lega: la tante volte evocata cancellazione della legge Fornero.
Con la manovra non viene rinnovata Quota 103, lo schema di anticipo pensionistico che consentiva l’uscita dal lavoro con almeno 62 anni di età e 41 di contributi. Esce di scena anche Opzione donna, che permetteva il pensionamento anticipato alle lavoratrici con 61 anni di età e 41 anni di contributi. Per il prossimo anno si restringe così ulteriormente il perimetro delle uscite anticipate.
Resta in vigore anche nel 2026 l’Ape sociale, il meccanismo di anticipo pensionistico riservato ai lavoratori impiegati in mansioni gravose e usuranti, accessibile al raggiungimento dei 63 anni e 5 mesi di età. La conferma arriva però insieme a una sforbiciata alle risorse: per gli usuranti è previsto un taglio di 40 milioni di euro l’anno a partire dal 2033; per i lavoratori precoci le risorse si ridurranno di 90 milioni nel 2032, di 140 milioni nel 2033 e di 190 milioni dal 2034 in poi.











