Dal 2026 cambiano gli strumenti per andare in pensione prima dell’età ordinaria, in un contesto che la legge di bilancio attuale disegna come di ritorno a regole più strutturali. Secondo il testo arrivato in Commissione Bilancio al Senato, le misure Quota 103, che consentiva il pensionamento con 62 anni e 41 anni di contributi, e Opzione Donna, che permetteva alle lavoratrici con almeno 35 anni di contributi di anticipare l’uscita, non sono più previste e dovrebbero cessare a fine 2025.

Tuttavia sono stati presentati emendamenti di maggioranza e opposizione per prolungarle almeno per il 2026, anche se la possibilità di applicarle resta vincolata alla disponibilità delle risorse. Questo scenario introduce incertezza e rende l’Ape Sociale l’unica misura confermata con certezza per il 2026, destinata a categorie svantaggiate o con condizioni particolari. Il prossimo anno, comunque, arriverà la rivalutazione degli assegni e un nuovo aumento degli stessi grazie al mini taglio della seconda aliquota Irpef dal 35% al 33%.

Pensioni 2026, dal probabile stop a Opzione donna al rebus Quota 103: come uscire prima dei 67 anni. Le simulazioni

A partire dal 2027 è poi previsto l’aumento dei requisiti pensionistici legato all’adeguamento all’aspettativa di vita. Chi ha carriere discontinue o salari bassi, come denunciato dalla Cgil, rischia di dover lavorare mesi aggiuntivi per compensare periodi contributivi non maturati. Per un lavoratore con reddito basso, ad esempio 5.000 euro annui, l’aumento dei requisiti può significare mesi extra di lavoro solo per maturare il diritto alla pensione, mentre chi percepisce 8.000 euro annui potrebbe dover aggiungere settimane supplementari.