L’anno prossimo non aumenteranno i requisiti di accesso alla pensione, ma ci saranno minori possibilità di anticipare l’addio all’attività lavorativa.

Infatti la legge di Bilancio 2026 non ha prorogato la possibilità di maturare i requisiti per i pensionamenti quota 103 e opzione donna. Il primo richiede, fino al 31 dicembre del 2025, il raggiungimento di almeno 62 anni di età e almeno 41 anni di contributi; la seconda è accessibile alle lavoratrici che hanno raggiunto i 61 anni di età e i 35 anni di contributi entro il 2024 (a cui si aggiungono 12-18 mesi di finestra che di fatto posticipano la decorrenza di almeno un anno). L’effetto della mancata proroga è che i requisiti non potranno essere maturati ulteriormente, ma questi canali di pensionamento potranno essere eventualmente utilizzati da chi raggiunge il traguardo entro quest’anno, secondo le norme tuttora vigenti.

Inoltre la scelta del Governo interrompe quello che sembrava poter essere un orientamento valido anche per il futuro: flessibilità, ma solo se l’importo della pensione viene determinato interamente con il più rigoroso metodo di calcolo contributivo, invece che con quello retributivo-contributivo. Opzione donna veniva calcolata da sempre in questo modo, mentre con quota 103 si applica a chi ha maturato i requisiti a partire dal 2024.