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28 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 16:59

Mentre il governo Meloni, in vista della legge di Bilancio, continua ad annunciare novità sulle pensioni vantaggiose solo sulla carta, chi vorrebbe uscire dal lavoro fa i conti con i pesanti effetti delle misure adottate negli anni scorsi. I sindacati denunciano che un messaggio di chiarimento dell’Inps pubblicato il 25 agosto penalizza ulteriormente lavoratori e lavoratrici degli enti locali, della sanità, della scuola e della giustizia condannandoli ad avere assegni pensionistici decurtati.

La nota 2491 dell’istituto di previdenza spiega le conseguenze del combinato disposto delle ultime due manovre. Con quella per il 2024 il governo ha modificato in peggio il calcolo della quota retributiva delle pensioni dei dipendenti pubblici iscritti alle casse Cpdel (dipendenti degli enti locali), Cps (sanitari), Cpi (insegnanti di asilo e di scuole elementari parificate), Cpug (ufficiali giudiziari e coadiutori) con meno di 15 anni di contributi al 31 dicembre 1995. L’aliquota di rendimento, che in precedenza cresceva dal 24,45% del primo anno fino al 37,5% al quindicesimo, è stata uniformata al 2,5% annuo. Da quella penalizzazione sono stati però fatti salvi i medici e in aggiunta è stato stabilito che non sarebbe stata applicata alle pensioni di vecchiaia, cioè a chi lasciava il lavoro al raggiungimento dell’età pensionabile senza anticipi.