| 9 Luglio 2026 17:02 |

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(Adnkronos) – “Con il sistema contributivo il rischio è che quando si andrà in pensione l’assegno possa arrivare a circa il 60% dell’ultima retribuzione, con una pensione quindi più povera rispetto agli ultimi anni di lavoro”. Lo ha dichiarato Emiliano Manfredonia, presidente nazionale Acli, intervenendo al seminario ‘Previdenza Next Gen. La pensione contributiva di garanzia, dentro un sistema equo e sostenibile’, organizzato a Roma da Acli e Patronato Acli. “Il problema della pensione futura è legato anche alla situazione attuale del mercato del lavoro – ha spiegato Manfredonia – perché oggi circa 4 milioni di persone vivono con 700 euro al mese. Questo significa non solo povertà economica, ma anche povertà previdenziale, perché con salari bassi e carriere discontinue si riesce ad accumulare poco per la pensione”.

Secondo il presidente nazionale Acli, a essere maggiormente esposti sono soprattutto i giovani, che “entrano più tardi nel mondo del lavoro, attraversano periodi di formazione o di inattività e rischiano di arrivare alla pensione con una storia contributiva insufficiente”. Per questo, ha sottolineato Manfredonia, “se non vogliamo creare nuovi poveri, la legge deve pensare a strumenti di garanzia per le persone, indipendentemente dalla loro storia lavorativa. La pensione contributiva di garanzia che proponiamo – ha chiarito – non è una pensione assistenziale, ma una pensione che nasce dai contributi comunque versati dalle persone, anche in condizioni lavorative fragili e discontinue. Lo Stato deve guardare al futuro e non considerare le persone soltanto come forza lavoro, ma nella loro dignità, garantendo la possibilità di avere una prospettiva previdenziale adeguata”.